I Dintorni

Castellabate, proclamata patrimonio mondiale dell’umanità dall’UNESCO

Castellabate è un comune sparso italiano con sede comunale nella frazione Santa Maria. Il paese, la cui popolazione ammonta a 8.359 abitanti, si trova sulla costiera cilentana (provincia di Salerno) in Campania e il suo territorio rientra completamente nel parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, dichiarato nel 1998 patrimonio mondiale dell’umanità dall’UNESCO. I suoi ambienti marini costituiscono l’area marina protetta Santa Maria di Castellabate.
È inserito nella lista dei “Borghi più belli d’Italia” ed è insignito di diversi riconoscimenti quali la Bandiera blu 2012 della Fee, la Bandiera verde 2012, le “4 vele” nella Guida blu 2012, Gioiello d’Italia 2012 e “La più bella sei tu” di Legambiente, nonché promotore di iniziative come quelle di “Città del bio”.
Il comune di Castellabate si estende prevalentemente sulla costa tirrenica, nell’estremo meridionale del golfo di Salerno, fra la punta del Saùco nei pressi di Tresino a nord, e il fiume Rio Arena (a Ogliastro Marina) a sud. Confina con Agropoli (a nord), Laureana Cilento (a nord-est), Perdifumo (a est) e Montecorice (a sud). Dista circa 65 km dal suo capoluogo di provincia (Salerno) e 130 dal capoluogo di regione (Napoli).

Il mare e la costa di Castellabate sono dal 1972 sotto tutela biologica marina per preservarne il patrimonio naturale e ambientale, rappresentando uno dei primi esempi di parco marino in Italia. Nel 2009 è stata istituita l’area marina protetta Santa Maria di Castellabate, che abbraccia la zona tra la baia del Saùco (o del Vallone) e la punta di Ogliastro. L’area è suddivisa in zone sottoposte a diverso regime di tutela ambientale, tenuto conto delle caratteristiche ambientali e della situazione socioeconomica presente. La zona A di riserva integrale vieta anche la balneazione e riguarda la costa tra punta Tresino e vallone Maroccia. La zona B (tratto di mare circostante la zona A e quello tra punta Torricella e punta Ogliastro) di riserva generale consente la balneazione e la navigazione a velocità non oltre i cinque nodi entro 300 metri dalla costa. La zona C di riserva parziale con limitazioni circoscritte comprende il residuo tratto di mare all’interno dell’area marina protetta.

Il territorio presenta alcune specie animali e vegetali non comuni e perciò soggette a particolari forme di tutela e conservazione. Nei fondali marini si incontrano il coralligeno e praterie estese di posidonia oceanica, al cui interno vivono numerose specie di pesci e crostacei, alcune rare come quella del pesce pappagallo mediterraneo (Sparisoma cretense) e la siriella (Syriella castellabatensis, un crostaceo scoperto nel 1975 nel mare di Licosa e studiato dalla stazione zoologica Anton Dohrn), ma anche ricci di mare, madrepore, gorgonie, briozoi e spugne. Vi è anche la presenza di colonie di nacchere (Pinna nobilis), un mollusco bivalve protetto, inserito nella lista rossa della direttiva europea Habitat.Nel 2006 nella baia Arena di Ogliastro Marina si è assistito a un evento inconsueto per queste zone: la deposizione di uova della tartaruga marina Caretta caretta.

Il territorio di Castellabate, soprattutto nella zona costiera di Licosa e Ogliastro Marina, è caratterizzato dalla presenza del “Flysch del Cilento”, una rara tipologia di roccia composta da diverse stratificazioni (costituite tipicamente da alternanze cicliche di arenaria, di argilla o marna, di calcare). Si è formato in epoca preistorica grazie all’erosione delle montagne in formazione, che sono emerse dal mare, e i cui detriti sono finiti poi nelle adiacenze dei bacini marini. Tali rocce, immerse nella macchia mediterranea, degradano lentamente nel mare estendendosi anche per oltre cinque miglia. Nei fondali questa conformazione rocciosa, formata da numerose cavità e spaccature, viene utilizzata come rifugio da diversi organismi animali e vegetali.

Altri tratti di costa sono interessati da fenomeni erosivi, dovuti principalmente a fattori climatici, che hanno dato vita a spiagge fossili (come quella di San Marco) o a azioni disaggregative delle rocce, come nel caso della costa che va da punta Pagliarola a punta Tresino. In questo tratto la costa risulta essere particolarmente accidentata, formata da grandi blocchi e segnata numerose fratture chiamate diaclasi. Il fenomeno erosivo è testimoniato anche dalle caratteristiche rocce che si sono formate e levigate nel tempo: come lo scoglio “della Tartaruga” e quello “della Principessa saracena”, che richiama il viso di una donna intenta ad ammirare il mare. Tale scoglio, secondo una leggenda del posto, è la principessa saracena Ermigarda, la quale si gettò nel mare per unirsi al suo amato pescatore Octavio inghiottito dalle onde. Nettuno per pietà li trasformò in scogli.
Un altro fenomeno che va a modellare la forma delle rocce arenarie della costa è quello dell’aloclastismo, dovuto al sale marino, il quale con la sua azione espansiva crea una serie di sculture alveolari molto particolari.

La zona, data la sua posizione geografica sulla costa tirrenica, è contraddistinta da un clima mediterraneo, con estati calde, inverni miti e tante giornate di sole. Le temperature medie del mese più freddo, gennaio, vanno da una minima di 4 °C a una massima di 12 °C, mentre in luglio e agosto si passa dai 18 °C ai 29 °C. Il clima temperato è favorito anche dalla protezione dell’Appennino campano che ripara la zona dai venti freddi in inverno. Le precipitazioni, molto scarse nei mesi estivi, toccano il picco massimo in dicembre, quando piove in media un giorno ogni due. Nel 1811 dal Belvedere di San Costabile: «Qui non si muore!», pronunciò il re Gioacchino Murat riferendosi alla salubrità del clima di Castellabate.

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